Interviste

Balön, il rock vintage che guarda fuori dall’Italia: «La musica non è una gara»

Torino, rock vintage, funk, reggae e suggestioni latin. Sei domande ai Balön tra Freedom, Together Again, contest, cambi di formazione e una scena italiana in cui la band fatica a riconoscersi.

Balön, il rock vintage che guarda fuori dall’Italia: «La musica non è una gara»

Il nome arriva da uno dei luoghi più riconoscibili e stratificati di Torino. La musica, invece, guarda volutamente indietro per provare a muoversi in avanti: rock vintage, innesti funk, reggae e latin, testi in inglese e l’idea che una band non debba per forza adeguarsi alla traiettoria dominante della scena italiana. Abbiamo fatto ai Balön sei domande senza troppi giri di parole.

Chi sono i Balön

I Balön sono una rock band torinese nata con l’idea di riportare al centro una musica dichiaratamente “vintage”, senza trasformarla in un esercizio nostalgico. Nel loro suono convivono riferimenti al rock dagli anni Settanta in avanti e contaminazioni funk, reggae e latin. Il nome richiama direttamente il Balôn di Torino: un luogo fatto di epoche, oggetti, colori e disordine apparente, scelto dalla band anche come dichiarazione di appartenenza alla città.

Il percorso che ha portato a Freedom ha messo alla prova la formazione, fino a un cambio al basso, ma ha anche aperto una nuova fase creativa. I Balön scelgono prevalentemente l’inglese e dichiarano di guardare con decisione a un pubblico internazionale. In Together Again, invece, il registro diventa più intimo: il brano nasce da un dolore reale condiviso da due componenti della band, la perdita prematura del padre.

Il video

Ad accompagnare questa intervista c’è anche uno dei video con cui i Balön raccontano oggi il proprio percorso artistico.


L’intervista

TorinoRock — Vi chiamate come il mercato più caotico e stratificato di Torino: quanto di quel disordine — mescolare epoche, stili, oggetti trovati — c’è davvero nella vostra musica, e quanto invece è solo un buon nome?

Balön — Il Balön ci rispecchia in tutto. Nasciamo con la volontà di riesumare una musica rock “vintage” e restituirle la brillantezza che merita nonostante i tempi che cambiano, influenzandola con stili e sonorità che arrivano dal funk, dal reggae e dal latin. In più siamo elementi dalla personalità molto colorata e casinista, per cui non potevamo trovare un riferimento migliore per il nome della band, che riporta inevitabilmente a Torino anche per chi non è della nostra città.

TorinoRock — Freedom esce nel 2024 dopo un anno intero di singoli mensili con un’etichetta. È stato un allenamento che vi ha resi più forti o una gabbia creativa che vi ha impedito di respirare tra un pezzo e l’altro?

Balön — Entrambe le cose. Sicuramente è stato impegnativo e ci ha messo a dura prova. Sono state messe in luce le difficoltà di ogni singolo elemento, cosa che peraltro ci ha portato, pochi mesi dopo la conclusione di quel percorso, a cambiare un componente della band, il bassista. La nostra componente creativa, però, non ne ha mai sofferto; anzi, con la formazione rinnovata è arrivata una nuova ondata di coesione che ci ha portato a scrivere molti nuovi brani.

TorinoRock — Fate rock vintage cantato in inglese, a Torino, nel 2025: non è un rifugio comodo per non doversi confrontare fino in fondo con la scena italiana e con quello che sta succedendo davvero nella musica di oggi?

Balön — Facciamo semplicemente ciò che amiamo e che ci porta inevitabilmente al background musicale di ognuno di noi. Siamo cresciuti ascoltando i grandi musicisti rock dagli anni Settanta a oggi. La direzione musicale italiana ha preso una traiettoria che non ci rappresenta ed è evidente che anche band di un certo talento, in questo genere, facciano una fatica immensa a emergere e vendere musica in Italia. Per questo, nonostante abbiamo scritto brani in italiano, preferiamo tenerli nel cassetto e puntare ad ascoltatori internazionali, dove il culto di questo genere è ancora forte e radicato.

TorinoRock — Il Tour Music Fest, le finali, i contest: quanto pesa nella vostra testa l’idea di “vincere” qualcosa, e cosa avete sacrificato — artisticamente — per arrivare in finale a San Marino?

Balön — Noi non ci definiamo una band da “contest”. Quando partecipiamo a manifestazioni del genere è principalmente per divertirci e portare la nostra musica alle orecchie di persone che diversamente non riuscirebbero ad ascoltarla. Ci piacerebbe partecipare a molti festival della nostra regione e non solo, non necessariamente su grandi palchi, ma è sempre davvero complicato ed esclusivo potervi accedere; per cui approfittiamo di questi concorsi per simulare quella sensazione. Se poi arrivasse la vittoria sarebbe sicuramente cosa gradita, ma non è quello lo scopo. Crediamo che la musica sia integrazione, scambio, condivisione e ci disturba anche parecchio la tendenza a dover sempre mettere in competizione i musicisti come se fossero degli sportivi. Al netto della tecnica, il gusto personale per fortuna sarà sempre soggettivo.

TorinoRock — Together Again: riunione, ritorno, seconda occasione. È un pezzo che parla di voi come band, di una crisi che avete attraversato, o è pura finzione narrativa? E se è la prima, cosa vi ha fatto quasi saltare?

Balön — Together Again nasce dall’esigenza di raccontare ed esprimere la perdita prematura di un padre. Sia il cantante sia il chitarrista condividono questo dolore e la canzone nasce con un’intesa e una vicinanza emotiva davvero forti, che si sono espresse in questo brano. È sempre difficile suonarlo dal vivo perché tocca corde davvero delicate del nostro profondo.

TorinoRock — Tra cinque anni, se dovessimo riascoltare Freedom, pensate che suonerà come un disco onesto e vostro, o come il classico primo album influenzato da tutti tranne che da voi stessi?

Balön — Freedom è onesto e diretto. Porta in sé il giusto mix di stile che ci rappresenta, pur essendo un primo lavoro che manca ancora di tutto quello che abbiamo da dare alla musica.

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